(Giugno 1957)
Il sole estivo, questo meraviglioso sole meridionale che risplende in tutta la sua bellezza, che ammalia coi suoi raggi infuocati rendendo ancora più affascinanti i pingui vigneti, gli argentati e sempreverdi uliveti e l’incomparabile azzurro dello Jonio, che procura un dolce tepore, la sera, in questa estate che affascina e seduce, accomunando nella tendenza a un unico fine i turisti di tutta Europa, questo nostro sole estivo richiama nel Salento un considerevole numero di stranieri.
Le strade sono quotidianamente percorse da auto di diverse nazionalità , i motori rombano incessantemente lungo le vie che conducono al mare, le spiagge sono gremite per il continuo afflusso di forestieri, mentre lingue diverse si parlano in comitive diverse facendo sì che si propaghi nell’aria una dolce musica, una melodia composta dal più sentimentale degli artisti, quasi un ringraziamento a questa nostra bella Italia, a questo nostro Salento sempre poco valorizzato in proporzione alle bellezze che possiede.
La riviera neretina offre uno spettacolo indimenticabile a quanti si avventurano sulla strada che da Gallipoli, costeggiando il mare, porta a Lido Conchiglie, alla Montagna spaccata alle Quattro colonne, a Santa Maria al Bagno, alle Cenate in quel di Nardò, a Porto Selvaggio. Non meno affascinante si presenta la litoranea che congiunge Otranto a Gallipoli, passando per Santa Cesaria Terme, Castro e la Grotta della Zinzulusa, la Marina di Tricase e Santa Maria di Leuca, dove è lo spartiacque tra lo Jonio e l’Adriatrico.
Sembra proprio che il Creatore dell’universo abbia voluto, in un attimo di generosa elargizione, pareggiare il migliore tenore di vita delle regioni del nord industriale con la naturale bellezza di questi estremi lidi d’ Italia dove le stagioni si alternano senza notevoli scosse, dove il giorno si completa con la notte in una sintesi mirabile, dove il tiepido inverno non fa pensare con rammarico all’ estate trascorso, dove la placida face lunare sembra quasi abbia la luminosità medesima del sole.
Il turista, nel Salento, dimentica le vicissitudini della vita, si scorda del tramestio continuo di questa era dei “vampair”, degli “sputnik”, dei “beby luna”, e vive in un mondo che ha del paradisiaco, che penetra come un dolce veleno ammaliatore sino al più recondito del proprio io avvolgendo nell’oblio il passato e incessantemente ponendo di fronte la realtà quotidiana, una realtà che è gioia sfrenata di vivere, desiderio smodato di divertirsi, abbandono completo ai piaceri della villeggiatura.
Una qualsiasi giornata trascorsa in un qualsiasi centro balneare del Salento è ubriacante salutare indimenticabile. Si vorrebbe porre un freno al trascorrere vorticoso delle ore, di godere il più possibile di questa calma invidiabile in netto contrasto con il dinamismo della vita cittadina per dimenticare i tormenti che travagliano l’umanità , per estraniarsi da tutto e da tutti avviluppandosi in un dolce amplesso con tutto ciò che di bello e di buono la natura può offrire.
Già ai primi bagliori dell’alba il cielo si tinge di mille colori, il mare inizia la sua musica infiltrandosi tra le crepe degli scogli, l’onda gioca a rimpiattino con quella successiva, ritornando improvvisamente sul suo percorso ed urtando la cresta di quella successiva con la sua; i pescatori si avviano verso l’incognito facendo slittare , sotto la spinta dei remi o dei motori, le barche multicolori sulle migliaia di particelle sguscianti l’una sull’altra. E’ giorno: si sentono qua e là i primi rintocchi delle campane che sembra vogliano contribuire col loro suono argentino a dissipare le tenebre; una due tre tante madri tante mogli salgono i gradini delle numerose chiese per rivolgere al Signore le loro preghiere, per chiedere grazia che i propri figli, i propri mariti tornino con un buon pescato e non incorrano in qualche rischio, non raro.
Il sole mano a mano si alza all’orizzonte, il mare un momento addietro di un grigio tenue e tenero va acquistando il colore naturale del cielo, diventa di un azzurro scintillante increspato di luminosi bagliori argentini: La città si sveglia da un sonno nel quale mai si è addormentata, il tramestio cresce sempre più, mentre è l’ora migliore, questa, per visitare i templi dei quali il Salento è ricchissimo.
Ogni Chiesa ha una sua storia, un suo stile, un suo particolare interessante. Le opere d’arte non possono enumerarsi, le tele portano nomi di artisti famosi la cui ispirazione sembra abbia del celestiale e per il soggetto, e per la suggestività della esecuzione e per quella gamma di colori scelti a bella posta per rendere ancora più mistico l’ambiente per il quale sono state create.
Le facciate barocche, quasi tutte in pietra leccese o in carparo locale, sono quanto di più bello possa ammirarsi per gli amanti di questo stile, mentre non si disdegnano tutte le altre tendenze architettoniche quasi a volere soddisfare qualsiasi altro gusto.
Ma il mare, questo meraviglioso Jonio dal colore ineguagliabile, questa fonte di giovinezza eterna attende per rendere al turista gli onori di casa, lui tanto ospitale, per refrigerare le membra intorpidite dal caldo, per temprare i muscoli e dare a quelli nuova lena e vigore. Ecco che velocissimi scafi solcano l’immensa distesa azzurra trainandosi dietro sciatori acrobatici ed aggraziate sciatrici, ecco i sandalini e le barchette che sembrano sommerse dal carico umano, ecco migliaia di ombrelloni che animano ancor più l’ambiente con le loro tinte smaglianti; e intanto corpi abbronzati si tuffano tra le onde, vanno qua e là sulla sabbia, si intrattengono rumorosi con questo o quell’amico sulle rotonde.
Il sole inizia la sua parabola discendente, è ormai pomeriggio inoltrato e, dopo colazione, un sonnellino ristoratore è quasi d’obbligo. E’ necessario essere in gamba per affrontare senza stanchezza le avventure serali e notturne.
Una visita ai monumenti, alle antichissime fontane erette da prestigiose mani ellenistiche, segni indelebili di remote civiltà , è d’obbligo prima che la calda fiaccola del sole si immerga negli abissi per iniziare il suo viaggio nell’altro emisfero. Bagliori rossi si sprigionano dal disco incandescente che lentamente si abbassa all’orizzonte e mentre si resta estasiati davanti a tanta bellezza, si attende quasi di sentire il guizzo del ferro che il fabbro immerge nell’acqua per temprarlo.
Lo sciacquio delle onde che si infrangono sulle scogliere richiamano alla realtà , risvegliano il turista che, con la fantasia, segue il percorso del sole nel mondo del nulla.
E’ il momento di dare corso a un nuovo ciclo di divertimenti a completamento di una giornata in cui è vero, non si è avuto un attimo di sosta, ma neppure la stanchezza ha intaccato le membra per via di quella pace che regna sovrana in ogni cosa.
Il Lido San Giovanni, il dancing delle Conchiglie, quello delle Quattro Colonne, di Santa Caterina, delle Cenate, di Santa Cesarea, e tutti gli altri disseminati lungo le due coste a destra e a sinistra di Gallipoli, oltre ai numerosi ritrovi, attendono per lo più adagiati sul mare dal profumo impareggiabile, per offrire gli spettacoli d’attrazione appositamente preparati e tanta musica per tutti i gusti. E sulle piste gremite ci si può abbandonare alle danze inconsci di tutto ciò che è al di fuori.
E intanto le note melodiose di una orchestrina o il caratteristico ritmo della “pizzica” si accompagnano a quelle delle onde che, sulla spiaggia, sembra si esercitino per un meraviglioso concerto.
Inconsci, si assiste sorpresi al fare di un nuovo giorno e intanto si ritorna a casa o in albergo, già pensando agli imprevisti che offrirà un’ altra meravigliosa giornata in questo incomparabile Salento.
Silvano Piccolo