
(18° Meridiano n .5 del 25 Dicembre 1963)
Il problema della valorizzazione turistica di Gallipoli, sotto i suoi molteplici aspetti, si presenta difficile, anzi impossibile, per una soluzione rapida e a breve scadenza, per un chiaro lampante evidente immediato sviluppo.
Non si può non lasciare trascorrere, prima, un certo periodo di tempo, forse anche molto lungo, purtroppo, durante il quale iniziare a gettare le fondamenta, nel corso del quale compiere i primi passi verso quella che, attualmente, sembra essere l’unica prospettiva, la soluzione migliore perché Gallipoli risorga dallo stato di disagio, dal baratro nel quale suo malgrado è caduta per via del progresso che, se da un lato ha portato i suoi giovamenti alle grandi industrie del nord, dall’altro ha tagliato le gambe a tutte quelle esistenti in Gallipoli e nei dintorni, obbligandole alla chiusura e al fallimento.
L’industrializzazione del Mezzogiorno, di cui tanto si sente parlare di questi tempi, non può e non potrà interessare Gallipoli direttamente su vasta scala, almeno per il momento, anche se sfruttabile nel senso di un più largo impiego della mano d’opera; non si può pretendere di obbligare un privato a creare degli impianti là dove i guadagni dovessero risultare deficitarii, e tanto meno ciò lo si può imporre allo Stato ove non si potesse almeno intravedere uno spiraglio di utile con la chiusura del bilancio annuo con un minimo di attivo o, almeno, a pareggio. E se la Metalchimica-Breda ha ritenuto di dovere impiantare una sua fabbrica a Gallipoli è perché, questa volta, la posizione geografica della cittadina jonica è risultata favorevole in quanto dirimpettaia delle zone dell’Africa dalle quali dovrebbe importarsi il materiale grezzo.
A ciò dovrà aggiungersi un fattore determinante , anche se in apparenza non sembra doversi ritenere tale, quello cioè di una Gallipoli troppo poco considerata e tuttavia bistrattata dalla influenza di personalità molto in vista le quali come è giusto e naturale, concedono il loro appoggio incondizionato ad altri centri vicini cui sono legati da vincoli indissolubili come quello di avere avuto ivi i natali, di essere cresciuti, di avere stabilito la propria dimora.
La Montecatini, a Gallipoli, non può avere attualmente una sua succursale priva della mancanza assoluta di quelle materie prime che, in un periodo antecedente la costruzione dei capannoni esistenti sulla via che porta a Taviano, in corrispondenza del Lido San Giovanni, sembrava dovessero trovarsi a portata di mano e il doverli sfruttare quali deposito della industria medesima, sorta a Brindisi, sembra già essere una iniziativa da tenere di conto, oltre la quale non è lecito andare intestardendosi in una politica che è solo inutile propaganda di opposizione.
E’ poi da prendere in esame il problema del porto, un problema scottante, è vero, ma destinato a restare insoluto , purtroppo per chissà quanto tempo a meno che non diventi di uso esclusivo di quella sembra ormai essere una realtà , la costruenda Metalchimica, poiché il vino, unico prodotto abbondante dell’entroterra, compie il suo viaggio verso Genova, Milano, Torino preferibilmente con le autocisterne molto più rapide ed economiche dei mezzi marittimi una volta in auge.
Anche in questo settore non si può fare a meno di tenere di conto il boicottaggio, se così si preferisce chiamarlo, da parte di Enti e Società di navigazione, se si pensa che Gallipoli è stato anche escluso, primo centro turistico del Salento, dal “Periplo Italico� per la linea Genova-Venezia e Venezia-Genova, quale scalo obbligatorio, ridotto al rango di scalo facoltativo il che comporta una notevole diminuzione degli approdi in quanto gli armatori preferiscono guadagnare tempo pur essendo i noli inferiori a quelli che si pagano altrove, e saltano quasi sempre l’attracco.
La motonave di linea della Società “Adriatica�che a intervalli quindicinali usava il porto di Gallipoli per scaricare grano, farina, concimi ed altro, ora getta le ancore solo una tantum per cui la categoria dei portuali è costretta ad arrangiarsi sfruttando il benché minimo incentivo che consente di guadagnare l’indispensabile per tirare avanti.
Una buona occasione, unica forse per la risoluzione del problema, se si vuole escludere quella di ottenere una base navale del gruppo dragamine della Marina Militare, si era avuta e già si sperava di riportare sul piano della importanza che gli compete, il porto di Gallipoli; il fallimento dell’esperimento effettuato dalla Società di Navigazione greca “Pothamianos Lines� in quel di Otranto mirante al congiungimento più rapido fra la Grecia e l’Italia, aveva fatto inutilmente sognare un immediato dirottamento verso Gallipoli, cosa questa che avrebbe notevolmente influito sull’incremento turistico della cittadina jonica la quale sarebbe stata visitata giocoforza da ben settecento persone circa la settimana, tante quante la “G:Pothamianos� ne porta a Brindisi in ogni viaggio.
Si è fatto tanto scalpore,si è detto questo e quell’altro, ma tutto è stato come un filmine in ciel sereno del quale, improvvisamente, si è notato il bagliore cui ha fatto seguito il tuono il rumore del quale ha deluso, e poi tutto è tornato tranquillo avvolto nella dimenticanza e nell’oblio. E’ vero che alcune circostanze hanno distolto un po’ tutti, piccoli e grossi, ma sarebbe indispensabile ritornare sull’argomento, insistere ed esercitare pressioni offrendo tutte le possibili agevolazioni; in tal caso non dovrebbe mancare un massiccio intervento politico per fare ritornare nel Salento, questa volta a Gallipoli, quella motonave il cui approdo sarebbe preponderante ai fini della conoscenza di questi posti bellissimi sotto tutti gli aspetti, ma troppo poco noti per essere costantemente frequentati.
Il servizio di traghetto Italia-Grecia (Brindisi, Corfù, Igumenitsa, Patrasso), promesso a Otranto in cambio della inaugurazione beffa che per il Salento altro non fu se non che un sogno di mezza estate, anzi di fine estate, è stato inaugurato il 2 agosto 1960 con partenza da Brindisi e, come risulta dal comunicato diramato ai soci del Touring Club Italiano, è stato potenziato nella primavera del 1961 con una modernissima motonave della Società di Navigazione Adriatica, la motonave “Appia� capace di percorrere la distanza a una media di 18 nodi orari, di trasportare 750 passeggeri 120 automobili e 6 pullman. Da notare che l’itinerario attualmente è anche effettuato dalla motonave �Egnatia� di nazionalità greca, che si dice appartenga a quella Società medesima (la Pothamianos Lines) presso la quale Onorevoli Parlamentari ed esponenti dell’Ente Provinciale Turismo di Lecce non hanno ritenuto opportuno intervenire onde fare rispettare la parola data.
L’utilità intravista dalla Società di navigazione greca partendo da Otranto piuttosto che da Brindisi, fu allora la causa prima dello spostamento miseramente fallito e se, con l’apposito varo della motonave Appia si è pensato di tagliare le gambe agli armatori ellenici, non si vede perché non è possibile interessarsi , sul serio però questa volta e non soltanto a parole, per ottenere il traghetto nel Salento.
Esiste un progetto per la creazione di un mercato ortofrutticolo che però, pur sembrando cosa fatta alcuni anni addietro, al tempo delle lezioni politiche del 1958 quando fu posta la prima pietra, è ancora in alto mare.
Unica iniziativa concreta è quella della fabbrica di tabacco che è sorta in località Cappuccini e che occupa, saltuariamente, circa 300 tabacchine per la lavorazione delle foglie del prodotto che dal Barese e dal Foggiano vengono quivi convogliate.