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Puglia Terra di Sogno

(Da 18° Meridiano n.1 del 29.9.1963)

Ho trascorso le ferie lontano da Gallipoli in cerca di qualcosa di nuovo che colpisse la mia fantasia, alla scoperta dei più bei posti d’ Italia rinomati e decantati dagli stranieri e dai turisti in genere, immortalati dai giornali che a migliaia si pubblicano su tutto il territorio nazionale; ho visto cose stupende, luoghi incantevoli, spiagge meravigliose e, mentre tornavo nella mia cittadina ancora in preda alla sbornia di bellezze naturali, un desiderio morboso mi ha preso, quello di visitare per ultima la mia terra di Puglia per renderla più mia, per impossessarmi di essa il più possibile, per farle capire che stavo per tornare definitivamente, che un suo figlio, un frutto dei suo grembo, tornava a calpestarla per baciarla con quell’affetto e quella gioia con cui si bacia una madre dopo lunga lontananza.

“O terra di Puglia, bello anzi bellissimo lembo dell’Italia nostra, fucina di generazioni di martiri di eroi di artisti di poeti di pittori di scrittori, io ti saluto. Sono un tuo figlio, una tua creatura e ti amo; mamma adorata, neppure un estraneo che ti abbia vista una sola volta, per caso, riuscirà a dimenticare il tuo magnifico volto, la tua soave bellezza che spicca ancor più in confronto alla tua umiltà, i tuoi splendidi occhi azzurri, i tuoi riccioli biondi cosparsi qua e là di papaveri sgargianti e di fiori multicolori profumati.

Bari, Foggia, Brindisi,Taranto, Lecce sono le tue città principali, ma tutte le altre, anche i paesini minuscoli disseminati nelle tue campagne, nei tuoi sterminati vigneti, nei tuoi rigogliosi uliveti, non sono di meno di quelle; anche un agglomerato di trulli, di casette coniche costruite di pietra e dipinte di bianco portano il tuo nome, costituiscono il tuo corpo flessuoso da silouette, ti rendono grazie, con la loro bellezza, per averli creati.

Salve o madre Puglia, o nobile terra, io ti saluto.”

Bella nel corpo, nelle fattezze esterne, nella configurazione, ma ancora più bella nell’animo, nello spirito, nella sua essenza, è la Puglia: Ed espressione di questa bontà, di tale intrinseco contenuto, è il carattere dei suoi figli, di tutti i pugliesi a qualsiasi ceto a qualunque classe sociale essi appartengano. Di animo gentile, di portamento remissivo ed umile ma non per questo meno fiero e altezzoso all’occorrenza, di costumi morali eccellenti, offrono la loro calda amicizia a chicchessia, rendono i loro servigi con gentilezza e cortesia spiccate anche verso chi non conoscono, anche al primo venuto che voglia visitare la loro terra, il suolo sul quale essi vivono anzi si prodigano per vivere, si sacrificano, si divertono.

Già, perché una delle doti degli italiani in genere, particolarmente dei pugliesi e in modo eccezionale dei salentini, è quella di volere godere ad ogni costo, di sapere sfruttare la minima occasione, un attimo, per estraniarsi dalla loro travagliata esistenza: i carnevali di Putignano e Gallipoli insegnano. In essi l’arte e l’estro degli artisti locali si sbizzarriscono nella costruzione dei carri allegorici, nella creazione in cartapesta di sempre nuovi soggetti, e ognuno sente questo bisogno che, a un bel momento diventa brama, desiderio morboso di estrinsecare i propri sentimenti, di dare libero sfogo ala propria genialità, di sopraffare le avversità in una sfrenata corsa al piacere, in una competizione che l’attento osservatore fa pensare poiché è l’espressione appunto di una gioia che non è desiderata in quanto tale, ma come reazione al dolore, ai dispiaceri, al tormento interiore.

Vespa o Lambretta sono amici ideali e fedeli di chi vuole meglio conoscere la Puglia; non il treno che ti porta veloce e ti distrae con lo stridore delle ruote sulle rotaie; non l’ automobile che ti annebbia le idee in quel calore che è quasi un torpore; non la motocicletta che, improvvisamente, ti fa perdere il controllo e parte veloce, ma uno scooter che ti porta con calma e non ti fa distrarre per neppure un metro perché in quello spazio angusto puoi trovare una cosa meravigliosa, una roccia a strapiombo sul mare, uno scoglio sul quale volteggiano cento gabbiani in cerca di un pesciolino, una nuvola trasportata dal vento, un lembo di cielo incantevole.

E’ tutta bella l’Italia, è caratteristica tutta la Puglia, ma il Salento è semplicemente meraviglioso.

In ogni angolo scopri una nuova nota, in ogni casa trovi l’estrinsecazione dello spirito di un artista, in ogni uomo vedi un po’ di fuoco che è frutto dei pingui vigneti che lavora, un raggio di luce che ha rubato al sole infuocato sotto il quale si spella le mani o con la vanga o con la zappa o con l’aratro o coi remi o con le reti, una luce fioca e giallastra che egli ha carpito alla luna in una splendida serata in riva al mare.

A sinistra e a destra di Gallipoli tutto è fantasticheria, tutto è meraviglia, tutto è un cantico di gloria, un magnifico peana di vittoria che la Puglia e il Salento innalzano al cielo a testimonianza della bellezza di questa nostra terra, della vittoria conseguita dal popolo nostro.

Migliaia di spiagge sono sorte per i turisti che voglio bagnarsi qui da noi, che vogliono ristorarsi le membra nelle limpide e trasparenti acque degli estremi lidi d’Italia, i nomi di queste circolano ormai sulla bocca di tutti; e la stagione che viene è sempre più affollata di quella che la ha preceduta, il numero degli ospiti aumenta sempre di più, le vie diventano troppo anguste per le carovane di macchine che le percorrono, nel periodo estivo in particolare, con sulle targhe le sigle più strane, le meno attese, le più sconosciute.

Ma non per questo i Pugliesi diventano presuntuosi, essi conservano lo spirito di una volta, il carattere dei tempi migliori; hanno ancora marcata l’impronta della nobile schiatta che li ha preceduti e lavorano con alacrità adattandosi ai mestieri più svariati, dalla pesca alla coltivazione della vite e dell’ulivo, dalla floricoltura alla molto apprezzata industria della terracotta.

Tutto è poesia in Puglia: l’immensa distesa verde dei campi, una bianca masseria sperduta tra quelli, un rustico davanti al quale il pittore si intrattiene per riportarlo sulla tela, quella massa di acqua enorme interminabile, senza un principio e senza una fine, che all’orizzonte sembra congiungersi al cielo col quale si confonde, sia che questo risplenda di azzurro durante il giorno, sia che mandi bagliori di fuoco per via del disco incandescente all’ occaso, sia che diventi un drappo di velluto nero cosparso qua e là da milioni di faci, di stelle luminose, di fiammelle luccicanti, di gemme preziose.

Ed è poesia anche il lavoro perché ritmici sono i movimenti, cadenzata la spinta delle braccia sui remi e sulla vanga, il tutto accompagnato dalle note di una canzone in voga o di un motivo prettamente locale.

Questa è la Puglia terra di sogno, questo è il Salento magnifico, vanto degli italiani e vantato dagli stranieri, questo sono i pugliesi e i salentini in ognuno dei quali trovi un artista, in ognuno dei quali rinvieni un amico fedele e, con esso, un tesoro.

Silvano Piccolo

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