(18° Meridiano n.4 del 22.3.1964
Cosa si potrebbe o si dovrebbe fare per potere dare un impulso decisivo a questo problema del turismo, a questo immenso edificio del quale esistono le fondamenta, in prossimità delle quali però tanti mattoni sono stati accostati ma che è indispensabile usare prima ancora che il tempo, inesorabile distruttore della materia inerte, compia la sua opera demolitrice? Manca il materiale per potere sovrapporre l’una all’altra pietra o vi è carenza di mano d’opera per potere innalzare la costruzione in modo che quella materia possa prendere, consistenza librandosi verso il cielo a beneficio non di una sola categoria ma di tutti i gallipolini e di Gallipoli medesima?
Per l’uno e per l’altro motivo insieme, le cose non vanno a puntino, poiché se è vero che Gallipoli offre le sue bellezze per via di una concessione speciale della natura, di questa madre benefica e maligna al tempo stesso che ha voluto dotarla di tanto splendore quasi a pagare il suo debito di averla molto male trattata nel concederle un modestissimo e poco fecondo entroterra, è pur vero che si è fatto ben poco per sfruttarne a dovere la caratteristica posizione con l’aggiunta di altre cose atte a favorire l’afflusso dei turisti.
Si sarebbe dovuta favorire l’iniziativa privata facendo nascere e Gallipoli numerosi alberghi, primo fra tutti quello a completamento di un fabbricato che prevede la costruzione di un grattacielo, per cui si darebbe anche un altro aspetto al Corso Roma.
E dato che l’ anima del turismo sono i giovani, spesso con pochi quattrini, creare qualcosa per venire loro incontro tipo camping organizzato in uno dei boschetti curati dalla Guardia Forestale o in quello di proprietà privata sulla strada che porta ad Alezio, anche perché un tentativo spontaneo esiste, in tal senso, quando si determina quello scempio cui solitamente si è costretti ad assistere, l’estate, in contrada “Vernì�, sulla litoranea del Lido San Giovanni con l’allestimento di quella che non si sbaglia a definirla la fiera della miseria. In questo settore non dovrebbe essere difficile ottenere delle sovvenzioni parziali o totali da parte del Touring Club Italiano o del Centro Turistico Giovanile che, così come fanno in altre parti dove esistono ostelli per la gioventù o camping, organizzerebbero delle escursioni o delle gite a scopo turistico nel quadro delle annuali manifestazioni insite nei programmi di svago per i soci. L’ iniziativa da caldeggiare entrerebbe in quel progetto, del quale si è sentito discutere or non è molto, inteso a creare nel Mezzogiorno dei villaggi turistici dei quali due dovrebbero essere impiantati proprio nel Salento, progetto nel quale però non rientra Gallipoli.
Una maggiore cura della città , poi, si dovrebbe avere, in particolare del Centro Storico sia nell’ interno come anche e soprattutto agli estramurali, dove si è soliti assistere al quotidiano disfarsi dei rifiuti dalle mura a mare la superficie del quale, limpida, è contaminata e diventa un letamaio quando accoglie verdi foglie di verdura, carte multicolori, cortecce di frutta, cibi avanzati.
Maggiore osservanza delle leggi ci vorrebbe, la qualcosa è indice di civiltà ; è assolutamente impossibile volere creare cose nuove se prima non sì è inculcato quel briciolo di educazione turistica ai residenti tutti, a qualsiasi classe sociale essi appartengono. Dei documentari da proiettarsi in piazza, delle conferenze o quant’altro potrebbero dare risultati soddisfacenti, insieme a un più solerte e impegnativo controllo da parte dei Vigili. In tal senso andrebbe sfruttato il locale Cine Club che potrebbe essere di grande utilità per il conseguimento di un fine cui tutti si dovrebbe tendere.
Un volta rafforzati nell’ animo di ogni cittadino i principi basilari dell’ ospitalità , quando i bambini non andranno più dietro a un qualsiasi straniero osservandolo come cosa rara, quando gli adulti si sapranno comportare con gentilezza e savoir faire, e allora si potrà decisamente affermare di avere fatto un passo avanti alla conquista di una meta che darà certamente risultati notevoli.
In altri posti non è difficile osservare la cura che si ha per i monumenti e quale contributo questi apportino alla valorizzazione turistica del luogo, anche se non eccessivamente interessanti quanto ad esecuzione; non ci si riferisce a Roma o Firenze, a Napoli o Pompei, ma a Bari, Taranto, Lecce, alcuni Centri salentini. A Gallipoli, invece, in questo settore è tutto da rifare perché si passa sopra, in un certo senso, al deterioramento di opere d’arte quali potrebbero essere le tele del Coppola, del Malinconico, le opere di fra’ Vespasiano Genuino e di altri autori il cui nome ha mantenuto altro il prestigio di Gallipoli nel campo artistico; si permette che si deturpi il Castello Angioino con l’aggiunta di muove costruzioni a questo addossate che stanno come il diavolo in paradiso, quando invece sarebbe stato caratteristico vederlo incunearsi tra le onde ed assistere alla battaglia che le forze della natura avrebbero impegnato con l’ opera umana; ed è facile vedere a tutt’ oggi qualche cavallo abbeverarsi o qualche camion di pesce che viene lavato in prossimità della Fontana Greca, gioiello della antica architettura.
Non sarebbe male pensare a una ringhiera di ottone o all’ urna in plexiglas già progettata, intorno al più interessante monumento Gallipolino che è tra i più antichi d’ Italia, che se maggiormente curato e pulito dalle erbe che spesso nascono tra le figure, si presenterebbe sicuramente in tutto il suo vero interessante aspetto, quello per il quale il D’ Annunzio scrisse in uno dei suoi libri, per il quale il Principe Gustavo di Svezia, or non è molto, venne a Gallipoli soffermandosi a lungo per contemplare e fotografare l’ opera che, per i Gallipolini, è solo una fontana.
Silvano Piccolo