
Il villaggio di pescatori è ancora illuminato dai lampioni a petrolio.
(Il Secolo d’ Italia,7 luglio1957)
Alle volte la forza di volontà vale a sormontare qualsiasi ostacolo, a prima vista difficilmente scavalcabile, che intralcia il passo a chi cerca di progredire e di affermarsi nella vita; le non poche difficoltà costituite il più delle volte dalla carenza di mezzi economici molto spesso vengono superate con una certa sia pur relativa facilità quando ci si protende con tutte le forze alla conquista di un posto migliore nella società . E’ questa una legge naturale grazie alla quale si fa lavorare l’intelligenza, questo magnifico dono che Dio ha concesso agli uomini: la Ragione.
E un caso da prendere in considerazione, proprio per questo encomiabile desiderio di superamento della propria posizione e, quindi, di sé stesso, è quello del Sig. Giuseppe Monteduro (Mesciu Peppe), un modesto lavoratore che, sfruttando al meglio, con un intuito e una intelligenza degni di nota, un centinaio di metri di spiaggia in un posto veramente incantevole e suggestivo messogli a disposizione dalla provvida Natura, ha creato un ritrovo che mano a mano diventa sempre più frequentato avviandosi così decisamente verso la notorietà .
L’esodo dalla città verso il mare, nel periodo estivo, è stata la causa determinante che ha portato la vita in un luogo pressoché disabitato; al fianco delle poche case di pescatori sono sorti i moderni e comodissimi villini per le vacanze. E per gli utenti era necessaria, anzi indispensabile, una elegante spiaggia e, perché no, un mini “dancing� dove trascorrere la serata godendosi il fresco e al tempo stesso le melodiose note di una moderna orchestrina.
Il posto è quanto mai caratteristico; sito sulla litoranea che da Gallipoli porta a Santa Maria al Bagno e, attraverso Le Cenate, a Nardò e a Porto Selvaggio è conosciuta come Spiaggia delle Conchiglie in quel di Cannole. Il mare azzurro, di un caratteristico colore simile a un calice di cristallo per via dei riflessi che i raggi del sole procurano, diventa variopinto mano a mano che Febo inizia la sua parabola discendente, e le case multicolori si specchiano insieme alle adiacenti montagne sempre verdi che piacciono e non opprimono.
Da un lato, sullo sfondo, la ormai famosa Montagna Spaccata, nella quale si insinua la strada biancheggiante e tortuosa come un serpente che, inseguito, vuole infilarsi nella sua tana; dall’altro lato una ineguagliabile visione di Gallipoli completa la scena.
A rendere ancora più caratteristico l’insieme, a sera, contribuiscono i lampioni a petrolio, agli angoli delle vie, i quali non fanno affatto rimpiangere la mancanza di energia elettrica che, purtroppo, in piena era della atomica, si lesina come fosse la cosa più rara della quale non è assolutamente possibile usufruire.
Non è però questo un inconveniente degno di rilievo, poiché alle Conchiglie si è trasportati in un clima del tutto estraneo ai tempi correnti, si vola sulla fantasia dei ricordi nel periodo in cui non erano in uso jeans e magliette di spugna per gli uomini e le donne neppure osavano mostrare le caviglie.
E al Lido Conchiglie si può anche ballare a luce fioca o abbagliante, a seconda che il ballo lo richiede, poiché un apposito gruppo elettrogeno alimenta l’impianto della rotonda del bar del ristorante e dello spaccio di generi alimentari che, insieme alle cabine in cemento, costituiscono l’ottimo complesso diretto con vera maestria dallo stesso proprietario.
A molti ritrovi mondani nel Salento ecco che se ne aggiunge ancora un altro che, se non può competere quanto a fascino esotico con le Quattro Colonne e, per la bellezza e la sontuosità con il Lido San Giovanni, tuttavia ha le sue caratteristiche particolari che lo rendo diverso dagli altri stabilimenti, ma per questo non meno suggestivo.
Silvano Piccolo